Venga ritirato il testo di Allontanamento Zero!

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Mercoledì 2 febbraio, ore 18, il Partito Democratico Biellese ha organizzato una diretta facebook, chiamando a raccolta amministratori, sindaci e consorzi per discutere della proposta di legge regionale Allontanamento Zero
All’incontro hanno relazionato Monica Canalis, consigliera regionale e vicesegretaria del PD Piemonte, Stefano Ceffa Presidente CISSABO, Flavio Buscaglia, referente innovazione tecnologica PD Biellese e genitore affidatario. Durante il dibattito, in cui è intervenuta anche Marinella Biollino Presidente IRIS, la linea è stata chiara: l’assessora Caucino deve fare un passo indietro. Infatti, se la proposta di legge passasse, inizierebbe una riduzione drastica dei finanziamenti ai servizi dedicati ai minori. Per non parlare del fatto che sarebbe il caso che l’assessora biellese la smettesse di parlare di bambini “strappati alle famiglie” quanto di tutela dei minori. 
La Consigliera Regionale ha presentato in modo chiaro lo scenario piemontese ed è evidente come già oggi l’allontanamento venga effettuato solo quando non è possibile agire diversamente e soprattutto solo al fine di tutela del minore. Inoltre, quello che l’assessora dimentica è che ogni allontanamento ha come obiettivo il ricongiungimento famigliare. 
Dunque, il Partito Democratico Biellese sostiene pienamente la battaglia che sta avvenendo in Regione per bloccare la proposta di legge.


In questi giorni il Consiglio Regionale è impegnato nella discussione del Disegno di Legge “Allontanamento Zero”, presentato dall’assessore biellese Chiara Caucino. Proprio per l’origine territoriale della proponente, credo che sia importante chiarire sui media biellesi le criticità derivanti dal testo e il clima divisivo che ne sta scaturendo.
Le associazioni di famiglie affidatarie del Piemonte e il Tavolo nazionale affido, l’Unione nazionale delle Camere Minorili e l’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, l’Ordine degli psicologi del Piemonte, l’Ordine degli avvocati di Torino, l’Alleanza delle cooperative italiane, l’Ordine degli assistenti sociali del Piemonte, CGIL, CISL e UIL di Torino, la Procuratrice della Repubblica del Tribunale dei Minori, Emma Avezzù, l’incaricato regionale per la tutela dei minori della Conferenza episcopale piemontese, Mons. Marco Brunetti, vescovo di Alba, e molti altri soggetti hanno espresso in forme diverse perplessità, se non esplicita contrarietà, rispetto al Disegno di Legge “Allontanamento zero”, invitando l’Assessore a fermarsi e ad ascoltare. Anche 42 docenti universitari dell’Università degli Studi di Torino e 38 docenti di altre Università italiane hanno rinvenuto nel testo elementi critici, se non pericolosi e regressivi. Infine, si sta alzando la voce di contrarietà di molti Comuni, tra cui Torino, Cuneo, Verbania.

La proposta Caucino si basa sul convincimento errato che in Piemonte ci siano troppi allontanamenti, fatti con troppa facilità e per ragioni esclusivamente economiche ed è arrivata dopo la tempesta mediatica dei fatti di Bibbiano. In realtà in Piemonte non ci sono stati casi Bibbiano e, anzi, la nostra Regione è considerata un punto di riferimento nazionale per la tutela dei minori, avendo prodotto storicamente, anche sotto le Giunte regionali di centrodestra, una tradizione normativa, procedurale, operativa e di Terzo Settore che per molti aspetti ne ha fatto un apripista e un modello per il resto d’Italia.

A fine 2020 erano seguiti dai servizi sociali piemontesi 55.618 minori (su una popolazione minorile totale di 632.541, l’8.79%). Di questi, 1.435 risultavano allontanati (al netto dei Minori Stranieri Non Accompagnati, dei minori che vivono in comunità mamma-bambino e dei minori affidati a parenti). I minori allontanati risultavano dunque il 2,61%, contro un 97,39% seguiti dai servizi all’interno della famiglia d’origine, a dimostrazione del fatto che l’allontanamento è l’extrema ratio, come previsto dalla legge nazionale. Nessun allontanamento è poi motivato da ragioni esclusivamente legate alla povertà materiale, a cui si provvede con i sussidi già esistenti (Assegno Unico, Reddito di cittadinanza, accesso agevolato in base all’ISEE ecc). Per il Piemonte è quindi sbagliato parlare di “allontanamenti facili”, in numero eccessivo o motivati dalla povertà economica, ma piuttosto si riscontra una maggiore attenzione alla protezione dei minori, che porta, ove possibile, alla realizzazione di progetti di prevenzione ed accompagnamento dei genitori in difficoltà e, ove non possibile, all’allontanamento temporaneo del minore.
Invece di manipolare i dati e denigrare il lavoro dei servizi sociali, sanitari e giudiziari, dovremmo
preoccuparci del fatto che quasi il 9% della popolazione minorile piemontese sia presa in carico dai
servizi, a riprova della diffusione e trasversalità del disagio minorile. Mentre in passato i minori seguiti
dai servizi appartenevano per lo più a nuclei familiari con problemi di povertà culturale e socio economica, oggi la conflittualità familiare, la fragilità dei genitori e la multiculturalità sono le problematiche emergenti e riguardano diverse classi sociali.

La realtà è più frammentata e sofferente che in passato, per cui non si può liquidare frettolosamente l’alto numero di allontanamenti piemontesi come frutto di inefficienze o peggio di irregolarità.

Occorrerebbe invece riconoscere la professionalità dei servizi e mettere qualche soldo in più sulla
prevenzione, sull’integrazione socio sanitaria, sull’assunzione e formazione di nuovi operatori e sulla
replicazione delle buone pratiche progettuali in tutti i territori del Piemonte, cosa che il DDL Caucino
non fa, essendo a saldo zero. Finchè ci saranno liste d’attesa di mesi per una visita dal neuropsichiatra
infantile o dallo psicologo, le famiglie non verranno veramente aiutate. Queste carenze rischiano in molti
casi di rendere gli allontanamenti non eccessivi, ma tardivi e gli infanticidi di questi giorni ce lo
dimostrano.

Il DDL “Allontanamento zero” è pieno di pregiudizi e falsità e NON rappresenta un miglioramento
della protezione dei bambini e delle famiglie. Allontanamento zero significa, specialmente nei casi
gravi, zero protezione. E non è questo che le leggi nazionali e internazionali prevedono. Caucino
propone di fornire un contributo economico per risolvere problemi gravi delle famiglie, ma le dipendenze si risolvono forse con un contributo? La violenza si elimina con del denaro? Il maltrattamento si cancella con un reddito aggiuntivo? Non bisogna dare più soldi alle famiglie, ma ai servizi. Non basta lasciare i bambini in famiglia, ma ci vogliono più servizi a servizio delle famiglie e bisogna ripensare in modo organico i diversi interventi, prevedendo una maggiore collaborazione tra il settore educativo, sanitario e
sociale ed una maggior omogeneità territoriale. Sempre anteponendo la tutela del minore ad ogni
altro argomento o rivendicazione. Sulla tutela dei minori dovremmo unirci e non dividerci, per questo chiediamo all’Assessore Caucino di ritirare un testo così divisivo e di avviare un tavolo di lavoro bipartisan per redigere un Piano per l’Infanzia e l’Adolescenza in Piemonte, che metta nuove risorse e investa sui servizi.

Monica Canalis, vice segretaria Pd Piemonte e consigliera regionale